La magnifica lezione di Alex, «disabile solare»

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DI FAMIGLIAPUNTOZERO                                               Bebe Vio è una ragazzina che ha perso per malatia tutti e quattro gli arti, eppure pratica scherma e presto corsa, ed è stata ambasciatrice al parlamento europeo dello sport paraolimpico. Come lei tanti altri disabili hanno scelto di essere «disabili solari»: «Non cercano rivincita, non pretendono che il conto dei loro problemi lo debbano pagare gli altri». Il disabile solare è una persona diversa: «Accetta la sua condizione e invece di rifiutarla la interpreta come una sfida nuova. Non facile, ma possibile. Il disabile solare non chiede un ruolo: se lo prende, il più delle volte senza arroganza».

A dare questa descrizione luminosa di alcuni atleti paralimpici è il giornalista Luca Corsolin, autore della biografia di Alex Zanardi, Alex. Un inguaribile ottimista (Aliberti editore), che parte proprio dai giochi di Londra, dove Alex ha vinto all’età di quarantasei anni nella sua categoria, il ciclismo

Quella dell’ex pilota è una biografia i cui episodi drammatici basterebbero forse a spegnere per sempre ogni motivazione e spinta vitale: la morte della sorella in un incidente automobilistico. E poi la sua carriera in Formula 1, costellata di incidenti, fino all’ultimo, così grave che ricevette persino l’estrema unzione in pista.

Eppure lui, «ananas testa dura», ha sempre dato dei fatti una versione diversa dagli altri, una lettura che in grado di cogliere, con ironia ma anche con verità, un altro modo possibile di vivere un evento anche tragico: «Molti si chiedono come ho fatto a sopravvivere con meno di un litro di sangue in corpo, io invece quando ho potuto ho pensato che non dovevo più lavarmi i calzini». «Se mi dovessi rompere una gamba, oggi mi basterebbe una chiave da quattro millimetri e… tac! Tornerebbe a posto in due minuti». «Ho voluto bicicletta, e ho pedalato parecchio. Ma non mi sono fatto il mazzo, mi sono divertito un bel po’».

Alex ha ricominciato a sciare, andare in barca, fare pesca subacquea, a correre in macchina. Nel 2003 è persino tornato sul circuito del Lausitzring per correre gli ultimi tredici giri che gli mancavano per completare la gara interrotta dal suo incidente.

«La vita è piena di rischi e se vuoi vivere veramente devi accettare che qualcosa possa accadere. D’altra parte, nessuno mi chiedeva se avevo paura di fare quello che facevo prima dell’incidente».

Nonostante la passione per lo sport, in tutta la biografia c’è soprattutto un unico riferimento per Alex: la famiglia, in particolare il figlio Nicola. «La cosa più bella non è stato tornare a correre ma comperarmi un quad e con questa moto a quattro ruote andare a prendere mio figlio a scuola, vederlo crescere, fare la pizza il sabato e tirarci addosso la farina».

Una riflessione preziosa è quella che ci dà sulla tecnologia. «Chi crede che la tecnologia risolva i guai che il destino ha loro creato, vive attaccate a false speranze che Prometeo non potrà mai esaudire. Ma io ho visto uomini che il destino credeva di aver menomato e che invece correvano più del vento. Altri che danzavano, dipingevano e scolpivano. Tutti questi sono uomini che nella vita hanno dovuto imparare a cambiare traiettoria. La tecnologia non ti insegna a far questo, ma ti può aiutare se sai coniugarla ad uso e consumo dell’intelletto e se ci riesci, scacci quella dannata aquilaccia e spezzi le catene che imprigionano Prometeo donandogli la libertà».

Rovesciare le sventure in occasioni. Vedere il bene persino in quello che sembra solo dramma. Usare gli strumenti a disposizione, dall’affetto delle persone alla tecnologia, per tornare a vivere e desiderare. Questa la lezione, preziosa per l’anno a venire, del «disabile solare» Alex. Che in una delle sue interviste ha detto: «Quando correvo fino ai quattrocento all’ora sul-le piste di tutto il mondo ero io da solo. Adesso, su quell’handbike, c’è mezza Italia che spinge con me».

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