Telecamere a scuola? No, grazie

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DI FAMIGLIA PUNTO ZERO                                                 Bisognerebbe dire ai genitori ansiosi che affollano il web di petizioni pro telecamere nelle scuole che le telecamere a scuola ci sono già. Ci sono, cioè, quando servono, esattamente come in altri ambiti, ovvero quando arriva una segnalazione (di un dirigente, di un’insegnante, di un genitore) alle forze dell’ordine, che provvedono a istallare telecamere nascoste per svolgere l’indagine, grazie alle quali sono state scoperte negli ultimi anni decine di episodi di maltrattamenti: statisticamente una cosa minuscola rispetto ai milioni di alunni del nostro paese. A che cosa dovrebbero servire dunque le telecamere fisse durante le ore di lezione? E chi dovrebbe visionare le ore di filmato: le forze dell’ordine? I dirigenti scolastici? I genitori, magari per poi intervenire su come l’insegnante interroga gli alunni, o l’impostazione con cui spiega una materia?

Eppure gli strumenti per sapere cosa accade dentro l’aula ci sono già, solo che costano fatica: mantenere un rapporto stretto con la scuola, andare a parlare spesso con le insegnanti, dialogare (realmente) con i propri figli, seguire il loro percorso educativo, notare gli eventuali segni d’allarme cercando di capire a cosa attribuirli (non per forza agli insegnanti: cominciare da se stessi è buona regola)

Ma poi provate a parlarci, con i maestri, per sapere cos’è la scuola oggi e cosa pensano di questa proposta. Vi direbbero che è un’idea folle e non perché si abbia qualcosa da nascondere ma perché è uno strumento che mina la libertà e la professionalità dell’insegnante. Vi direbbero che temono che le telecamere diventino un’arma nelle mani di genitori sempre più agguerriti e sempre meno rispettosi della distanza che ci dovrebbe essere tra le famiglie e la scuola, continuamente calpestata da padri e madri incapaci di sopportare qualsiasi minima frustrazione inferta ai propri figli. Vi inviterebbero poi ad entrare in classe e farvi vedere come una sola maestra deve barcamenarsi con venticinque ragazzini tutti su livelli di apprendimento diverso, di cui almeno cinque avrebbero bisogno di un insegnante di sostegno che non c’è. Vi direbbero che si sentono abbandonati una volta chiusa la porta della classe, ma non sarebbero certo le telecamere a fargli compagnia o ad aiutarli. Servirebbe invece, dicono, un’istituzione che funzionasse meglio, in cui gli insegnanti fossero seriamente valutati e in cui magari ci potesse essere un sostegno proprio per loro, sovraccaricati, stressati e tremendamente – a loro dire – soli.

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