Principesse cool o femministe? Chiedetelo a Difred, l’ancelladi Milavagante

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Ho appena finito di vedere l’ultima puntata di The Handmaid’s Tale, la serie trionfatrice agli ultimi Emmy Award tratta dal romanzo di Margaret Atwood Il racconto dell’ancella (in Italia edito da Ponte alle Grazie). La storia descrive un mondo distopico identificabile con gli Stati Uniti di un futuro prossimo, in cui le donne fertili, divenute sempre meno a causa dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici, vengono ridotte in schiavitù e costrette a generare figli da donare alle mogli sterili delle famiglie potenti.

Bello. Intenso. Torbido. Ben scritto. Ben girato. Ben raccontato.

Ma l'attrattiva che ha avuto su di me è andata ben oltre un giudizio tecnico-professionale. Per giorni mi sono chiesta perché non riuscissi a togliermelo dalla testa. Perchè mi ha colpito così profondamente? La risposta che mi sono data è che si inserisce perfettamente in un momento storico dove la tematica di genere sembra essere diventata l’unico argomento di cui parlare non solo in polverose università ma anche all’apericena.

Confesso di essere un soggetto culturalmente molto influenzabile, soprattutto quello che è apparentemente indipendente mi affascina. Fanno presa su di me le contro culture ben vestite o per lo meno vestite male ad arte e ho iniziato ad innamorarmi di una serie di ragazze ironiche e super connesse (Lena Dunham, Amy Schumer fra le più note) e a notare che dall’altra parte dell’oceano (Canada compreso) sta nascendo una grande attenzione nei confronti di tutto quello che ha a che fare con l’universo femminile, un ideale di donna libera, ironica e incredibilmente attraente.

Da un po’ di tempo a questa parte, ormai si sa, essere femministe sta diventando cool.

Prendiamo la moda. Nelle ultime sfilate sempre di più si propone una tipologia di donna indipendente e libera (che però non può pesare comunque più di quaranta chili); per esempio durante una sfilata di Maria Grazia Chiuri (prima donna a dirigere un colosso come Dior) una modella ha indossato una t-shirt su cui era stampata la scritta “We should All Be Feminists» e Chiara Ferragni, definita da Forbes la fashion blogger più influente del mondo, in un’intervista a Glamour (in un numero speciale firmato dall’inizio alla fine da sole donne spinto da un progetto internazionale ispirato alla Women’s March), racconta la sua versione del movimento dicendo “l’espressione femminista mi piace, mi appartiene. Per me significa non avere bisogno di copiare certi atteggiamenti maschili per raggiungere obiettivi professionali importanti; indossare un abito corto per il gusto di sentirmi bella; non temere di essere giudicata”.Come darle torto? Di certo non si può dire che non sia una donna libera o fautrice del suo destino.

Tempo fa leggevo un’intervista a uno dei boss della Disney che raccontava che la svolta delle eroine indipendenti e autonome come Merida o le sorelle di Frozen non fosse dovuta a ideali politici o sociali ma a esigenze di marketing. Sempre di più il pubblico Disney è composto da ragazzine e credere in se stesse e nella propria autonomia pare sia il mantra più redditizio al momento.

E quindi qual è il punto? Che cosa sta succedendo?

Anche qualora tutto questo dibattito fosse solo frutto di una moda è più giusto sottolinearlo e quindi un po’ sminuirlo o comunque cavalcare l’onda e sentirsi improvvisamente fighe? Siamo davvero principesse ribelli o anche quella è solo un’operazione commerciale?

Come dice Difred, l’ancella protagonista del libro della Atwood “Non avrebbero dovuto vestirci in uniforme se non volevano diventassimo un esercito”L’importante è non diventare l’esercito del selfie.

L’AUTRICE

Milavagante è vlogger, writer e  web editor, vive nel centro di Roma con sua figlia Matilde. La sua esperienza di madre e’ spesso la fonte di storie e progetti editoriali e sociali. Dal vlog “ Malamamma”,  che racconta la resistenza materna con ironia e un pizzico di irriverenza, a “Stappamamma”, gruppo Facebook di supporto alle mamme che ha raggiunto quasi i diecimila iscritti, al coworking con area baby care “i love mum” progetto finanziato dalla Regione Lazio all’interno della Casa Internazionale delle Donne.

Scrive inoltre per il cinema e collabora con diverse  riviste on-Line.

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