Parto naturale dopo cesareo, ecco comedi Silvia Manzani

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Parto vaginale dopo un cesareo? Sì ma con prudenza e adeguato monitoraggio del travaglio. Questa la posizione della Società italiana di ginecologia e ostetricia, che ormai in tutti gli ospedali sta registrando la predisposizione dei medici a non escludere il travaglio fisiologico nelle donne pre-cesarizzate. La consigliera Anna Maria Paoletti, docente dell’Università degli studi di Cagliari e ginecologa al “Duilio Casula”, è favorevole – come il Ministero della Salute – a favorire il parto vaginale dopo un cesareo. Ma mette anche in guardia sui  rischi del caso: “Prima di due o tre anni dopo un cesareo, il parto naturale è sconsigliato. Il rischio è infatti quello di una rottura dell’utero durante le contrazioni, tale da provocare conseguenze anche tragiche sulla vita del bambino e della mamma”. Nel caso di dovesse decidere per un Vbac (che sta per vaginal birth after cesarean), il travaglio deve essere monitorato strettamente dal personale ostetrico e medico, con la sala operatoria a disposizione e la garanzia di disporre di misure di emergenza in caso di taglio cesareo di urgenza. D’altro canto, sottolinea Paoletti, ci sono molti vantaggi nell’evitare un altro cesareo: “Stiamo pur sempre parlando di un intervento chirurgico, che sebbene eseguito con l’anestesia spinale e non più generale, porta con sé il rischio, anche se basso, di complicanze post-operatorie. Non solo: un precedente cesareo può portare, alle successive gravidanze, al rischio di placenta previa (inserita nella parte inferiore dell’utero) e accreta (inserita molto saldamente all’utero), condizioni che aumentano il rischio di emorragie, come è stato ampiamente documentato”. Ma al di là degli aspetti medico-scientifici, c’è anche un discorso culturale: “A fronte delle pochissime donne che chiedono il cesareo perché non riescono ad affrontare il travaglio per il panico di ciò che potrebbe succedere, assistiamo sempre più a un ritorno alla naturalità, a una riconquista del parto vaginale, come se in passato noi medici avessimo sfruttato troppo il taglio cesareo”.

Tra di loro c’è Linda Garavini, 36 anni, di Ferrara, che dopo avere avuto i suoi primi tre figli – 14, 8 e 6 anni – con taglio cesareo, alla quarta gravidanza ha promesso a se stessa che non avrebbe rivissuto il trauma dei primi tre: “Fino al giorno prima mi davano della pazza. Il giorno dopo, invece, ero già diventata l’eroina del reparto”. Alla 40esima settimana di gestazione, quando sono partite le contrazioni, Linda ha iniziato a ripetersi ‘io ci provo’: “Non ho firmato per il cesareo, anche se mi hanno messo l’ago nel braccio per prepararsi all’eventualità dell’intervento, tutti convinti che non ce l’avrei mai fatta. Mi hanno un po’ trattata come quella che voleva fare una pazzia. Ma alla fine ho avuto ragione: ho partorito naturalmente ed è stata la gioia più grande della mia vita”. L’ostinazione di Linda è stata legata alle sensazioni negative provate con i cesarei: “Mi ero sentita una macchina rotta, una donna fallita. Il parto naturale mi ha restituito ciò che sentivo di aver perso. A parte il fatto di riuscire con più facilità ad allattare e a seguire gli altri miei figli senza il problema dei punti di sutura, ho sentito subito una relazione diversa con Luca, il mio ultimogenito”.

Una tendenza registrata anche da Rachele Montini, ostetrica libero professionista dell’associazione riminese “Nascita e non solo”, laureatasi nel 2009 con una tesi sul Vbac: “Oggi, rispetto ad allora, il parto vaginale nelle donne con pregresso cesareo è all’ordine del giorno. A domicilio non possiamo assistere casi del genere, se non nelle primissime fasi del travaglio. Ma riceviamo sempre più spesso richieste di Vbac: le donne che hanno subito un cesareo inaspettato e al quale non erano preparate, spesso d’urgenza, sentono sempre più forte l’esigenza di partorire naturalmente. E in genere cercano un’ostetrica libero professionista che le possa seguire, per vivere un’esperienza di parto unica”. Nella casistica, Montini nota che, nelle pre-cesarizzate, qualche difficoltà nel puerperio in effetti c’è: “Spesso le mamme non si sentono protagoniste della nascita dei loro bambini, come se il parto fosse stato possibile solo grazie a un professionista esterno. Senza contare che nelle prime 24 ore sono allettate e qualche ostacolo nell’attaccamento al bambino lo vivono eccome”.

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