Matrimonio, che fine ha fatto nell’epoca delle single?di Cecilia D'Elia e Giorgia Serughetti

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Nel 1887 la suffragista Susan B. Anthony teorizzò che per una fase le donne avrebbero dovuto smettere di sposarsi: «Nella transizione della donna da una posizione di sudditanza a una di sovranità deve necessariamente esserci un’era di focolari autonomi, indipendenti». Secondo la giornalista americana Rebecca Traister, autrice di All the Single Ladies (2016), stiamo vivendo oggi nell’epoca delle single profetizzata allora.

Sicuramente siamo nell’epoca dell’autonomia femminile. Persino le principesse Disney se ne sono accorte. Nel film Frozen, prodotto nel 2013 e liberamente ispirato alla fiaba di Andersen La regina delle nevi, l’atto d’amore che salva la principessa Anna, l’atto del vero amore, è quello di sua sorella Elsa. Così come in Grey’s Anatomy, serie televisiva statunitense scritta da Shonda Rhimes trasmessa dal 2005, «tu sei la mia persona» viene detto da Cristina Yang alla protagonista Meredith Grey, sua amica tirocinante. Sono storie di sorellanza e di amicizia tra donne che disegnano lo spazio dell’autonomia femminile.

Viviamo il tempo in cui le single non vengono più additate come zitelle. Negli Usa il numero delle donne nubili sotto i trentaquattro anni ha sorpassato quello delle sposate. Anche in Italia l’età del matrimonio si è alzata, e la gran parte dei matrimoni è preceduto da una convivenza.
A che punto dunque sono le relazioni di coppia? A parte le analisi sul welfare, la richiesta di sostegno al lavoro femminile e un po’ di discussione sui congedi parentali, la scena sembra essersi r-inabissata nella penombra del privato. Non c’è discorso politico sulla famiglia eterosessuale. La pluralità delle scelte femminili e delle famiglie ha forse reso impossibile definire la figura della moglie, ma questo non giustifica la scarsa riflessione femminista, oggi, sulla famiglia. È già stato detto tutto? Si è molto parlato di matrimoni omosessuali, delle trasformazioni portate nella genitorialità dalle tecnologie riproduttive, ma come ha scritto Chiara Saraceno nel suo Coppie e famiglie «le trasformazioni più importanti, o meglio, quelle che hanno coinvolto la larga maggioranza delle famiglie e delle persone, sono avvenute all’interno della famiglia “standard”, nei rapporti eterosessuali e di generazione».

Cosa sono queste nuove famiglie? E le nuove mogli? Che spazio ha il matrimonio nella vita di una donna oggi? Che fatica significa? Perché sembra resistere ai cambiamenti? Vorrà dire qualcosa se persino Bridget Jones sposa il suo Darcy alla fine del terzo film della serie. È un tentativo di rimettere le cose al loro posto? Non che manchino anche da noi i richiami a un ritorno delle donne alla famiglia. Basti pensare al successo editoriale dei libri della giornalista Costanza Miriano, titoli come Sposati e sii sottomessa (2011), Obbedire è meglio (2014), Quando eravamo femmine (2016), che rappresentano un esplicito invito a realizzarsi nei ruoli tradizionali, fuggendo dalle fatiche dell’emancipazione. E qualcuna, senza decidere di sottomettersi, il passo indietro lo fa, per sostenere l’impegno pubblico del marito. Così la moglie torna a essere un lavoro a tempo pieno. È il caso di un’altra giornalista, Cinzia Sasso, moglie dell’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha voluto raccontarci la sua scelta in un libro intitolato semplicemente Moglie. «Mi sento come una che recita la parte della moglie, ma il copione l’ho scritto io», scrive, «e se un pezzo di me prova imbarazzo, l’altro sperimenta una sensazione nuova, sconosciuta e appagante».

Potremmo far nostre le parole della femminista inglese Julie Bindel: «Il matrimonio non sarà mai un atto femminista perché è stato lo scenario dell’oppressione femminile per secoli», dice in un video pubblicato su Internazionale. Se vi piace fatelo pure, ma non rivendicatelo come la frontiera riscoperta della realizzazione femminile. In questa prospettiva, il matrimonio sarebbe sempre e comunque una gabbia. Eppure alcune di noi continuano a sposarsi e altre si commuovono ai matrimoni delle amiche. E molti dei nostri amici gay, e delle nostre amiche lesbiche non vedono l’ora di poterlo fare, lasciandoci con l’interrogativo aperto: siamo in presenza del buon vecchio modello matrimoniale, che fagocita e normalizza le differenze, o siamo di fronte al definirsi, sotto lo stesso nome, di nuove geometrie delle relazioni?

Il testo è un estratto riadattato dal libro “Libere tutte. Dall’aborto al velo, donne nel nuovo millennio” di Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti, Minimum Fax, 2017, pp. 218, euro 15.

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