Un figlio o un lavoro?

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DI FAMIGLIAPUNTOZERO                                               L’interrogativo di sicuro non rappresenta una novità, sul tema sono state scritte migliaia di articoli e libri. E però resta un dilemma ancora acuto, una ferita aperta nell’Italia del 2017. Prendiamo due giovani donne alla prese con un lavoro impegnativo, ma di soddisfazione. Un lavoro che sarà quasi certamente precario, con tutto ciò che ne consegue (no a malattia, no a sussidi di disoccupazione etc). Le nostre giovani donne riusciranno ad essere apprezzata dai propri datori di lavoro, ma a prezzo di un grande sacrificio: per vincere la concorrenza e magari aspirare a un contratto a tempo indeterminato il posto deve essere presidiato, bisogna essere sempre disponibili, lucide, pronte, 24 ore su 24. Poniamo che una di queste due giovani donne, magari a 35 anni, decida di fare un figlio e l’altro no. Uscirà per cinque mesi dal mercato, per poi tornarci (se sarà fortunata e il contratto le verrà rinnovato), con esigenze rispetto a quelle di prima: tornare a casa alle sei e non alle otto, poter assentarsi qualche giorno una tantum per le malattie dei bambini, poter fare telefonate a casa o alla scuola durante la giornata per accertarsi che tutto vada bene, avere delle vacanze estive più estese, visto che la scuola chiude per tre mesi. Per far questo, però, non potrà più presidiare il suo lavoro con tutta se stessa. Ma il prezzo da pagare per questa impossibilità è alto: un declassamento, un cambio di mansione, soprattutto la permanenza nello stato di precarietà.

E l’altra donna? Va avanti stringendo i denti e dedicando tutta la sua giornata al lavoro, nella speranza di avere presto una stabilità. Stabilità che magari otterrà, ma a un’età avanzata, quando per fare i figli è troppo tardi, tanto che la nostra protagonista potrebbe avere come risultato un contratto finalmente a tempo indeterminato, ma un’infertilità dovuta all’età che non gli consente di avere figli o di averli a prezzo di utilizzare tecniche invasive, come la fecondazione assistita, per riuscire nell’impresa

Una donna con figli e un lavoro sempre più precario, o un non lavoro, e una donna senza figli con un lavoro più stabile. Ecco in poche righe il dilemma che coinvolge molte di noi, perché il conflitto tra maternità e lavoro è più acuto che mai, come dicono i dati sulle madri che lasciano il lavoro dopo le gravidanze o quelli sul rapporto tra figli e contratto di lavoro. Che evidenziano come chi ha il contratto a tempo indeterminato faccia più figli, ma appunto a patto di averlo a un’età decente, mentre oggi le assunzioni sono sempre più tardive e di conseguenza le gravidanze a quarant’anni o oltre, non prive di problemi e conseguenze negative.

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