Le borse che incitano al femminicidiodi Antonio Montanaro

528


L’antefatto è questo: qualche giorno fa in un’edicola nel quartiere San Lorenzo di Firenze, è esposta una shopping bag su cui campeggia l’immagine di una coppia, lei che urla contro di lui e sotto la scritta “problem”. Nella vignetta successiva lui spinge lei giù, facendola precipitare. L’assessore allo sviluppo economico Cecilia Del Re manda i vigili urbani a effettuare un sopralluogo i quali sanzionano l’edicolante che toglie la borsa dalla vendita.

Abbiamo chiesto un commento ad Antonio Montanaro, giornalista del Corriere Fiorentino.

“Non so, in tutta sincerità, se nella vicenda “borsa che incita al femminicidio” convenga dare più peso all’azione (decisione del negoziante di esporla e di metterla in vendita) o alla reazione (qualcuno che la fotografa e la mostra arrabbiato su Facebook, decisione dell’assessore del Comune di Firenze di mandare i vigili, rimozione e multa). Entrambi gli aspetti, messi insieme, comunque, fotografano perfettamente il senso di una battaglia che investe la donna, ma non solo.

Dal primo gennaio a oggi sono oltre 20 le donne uccise per mano maschile: una media di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia. Solo questi dati (in alcuni Paesi dell’Est Europa e in Portogallo i numeri sono ancora più preoccupanti) dovrebbero convincerci che c’è un’emergenza culturale.

Chi uccide una donna non lo fa mai “per un raptus o una decisione impulsiva”, come spesso raccontano giornali e tv con la complicità dell’esperto di turno. Non è “una persona normale” come lo descrivono le cronache del giorno dopo (ma poi cosa significa “normale”?). Chi uccide una donna (moglie, fidanzata, amica) è un malato, soffre di qualche patologia psichiatrica: bisognerebbe partire da questa semplice verità per affrontare fino in fondo il tema del femminicidio. E imparare a riconoscere i soggetti e i comportamenti a rischio.

Certo, la malattia alligna in un aberrante atteggiamento culturale, che ha radici storiche e soprattutto religiose ancora troppo forti: la donna è il “sesso debole”, quindi non può che essere o madre-moglie o strega. E quando decide di mettersi in gioco, di mostrare la sua diversità rispetto all’uomo (che è biologica e investe la sfera della sensibilità) la donna va eliminata in quanto fonte del peccato, perché la sessualità deve servire esclusivamente alla procreazione. E’ in questo contesto che si sviluppa la violenza che nega ogni rapporto paritario uomo-donna e annulla la realtà del diverso da sé. 

Proprio per questo diventa necessaria una capillare opera di prevenzione, un’educazione affettiva e ai sentimenti che parta dalla scuola e investa quindi anche i nostri figli, troppo spesso testimoni (soprattutto in famiglia) di dinamiche violente.

La borsa comparsa nell’edicola di Firenze è l’ennesimo campanello d’allarme, il fatto che sia stata riconosciuta come un atto violento e poi rimossa (con tanto di multa) è allo stesso tempo un segnale positivo. E’ importante che ognuno di noi impari a vedere, in ogni contesto sociale con cui ci relazioniamo, quegli atteggiamenti (malati) che impediscono lo svolgimento di una dialettica sana tra uomo e  donna”.

PUBBLICATO IL 12 GIUGNO 2017

comments icon 13 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *