Feti affetti da sindrome di Down, giusto abortirli?di Famigliapuntozero

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La domanda è retorica, ovviamente. Quando un bambino, o feto che dir si voglia, si trova ancora nella pancia della mamma, è a lei che spetta l’ultima parola. Lo dice la legge, lo dice il nostro comune sentire.

Eppure quello dei bambini down abortiti è un tema che andrebbe trattato con il massimo tatto e senza ideologia. Perché è vero, come scrivono alcuni giornali tra cui, in prima fila, Il Foglio, che oggi i feti down vengono in prevalenza abortiti, anche perché l’amniocentesi è ormai una pratica diffusissima. Specie in Italia e specie oggi che si può effettuare il controllo attraverso un semplice e non invasivo prelievo del sangue.

Io sono nata negli anni Settanta e ricordo un’infanzia abbastanza popolata di bambini down. Noi tutti li conoscevamo, li vedevamo soprattutto. Ricordo distintamente, non so perché mi è rimasto impresso nella memoria, un pomeriggio in cui noi bambini del doposcuola andammo a suonare il flauto per un gruppo di questi ragazzi che svolgeva qualche attività in un’ala della scuola. Insomma loro c’erano, esattamente come c’erano i bambini alti e bassi, agili o meno agili, con gli occhiali o sulla sedia a rotelle. Invece oggi incontrare un down è un evento veramente raro. Mi capita più spesso all’estero, e quando succede trovo sempre questi bambini, senza un filo di retorica, di una bellezza incredibile. Sono bambini che ti viene voglia subito di abbracciare, di giocarci, e sono ancora più belli quando hanno fratelli “normali”, perché fanno parte di famiglie che abitano sotto il felice segno della diversità.

Allora cos’è che spinge le donne ad abortirli nella quasi totalità quando il risultato dell’amniocentesi è positivo per quella patologia? Si può parlare di un senso comune, di un mainstream che ci invita ad agire in maniera meccanica e immediata? In altre parole, esiste una cultura che in qualche modo ci indica la strada? In un certo senso sì. Ma di questa cultura i responsabili sono dove non ti aspetti: coloro che non hanno pensato politiche demografiche, sociali e del lavoro che consentano alle donne di fare i bambini che loro dicono di desiderare. Che le aiutino a non andare verso la scelta del non avere figli o del figlio unico. È ovvio infatti che se tu hai solo una chance non te la sentirai di mettere al mondo un bambino down. È ovvio che se hai pochi soldi, un lavoro e un futuro incerti speri e vuoi che tuo figlio sia normale. Anche per la paura di lasciarlo, non autosufficiente, in un paese che taglia i soldi ai disabili e che non garantisce loro un futuro degno senza l’assistenza dei loro genitori.

Poi non c’è dubbio, se uno facesse un salto oltre l’ostacolo scoprirebbe un mondo che oggi viene precluso in partenza. E il suo comportamento aiuterebbe a cambiare le cose, incoraggerebbe altri a fare la stessa scelta. Ma appunto, come al solito nel nostro paese occorrono eroi, grandi o piccoli che siano. Quando in molti altri avere un figlio down è più semplice, perché lo Stato ti sostiene di più, perché di bambini ne hai due, tre, quattro. Non c’è dubbio: belle queste famiglie, stupende. Noi invece siamo deprivati doppiamente, di famiglie numerose e di figli “diversi”. Di nuovo, però, la colpa non è né dei genitori né delle donne. La cultura del figlio unico, e dell’aborto selettivo, si cambia dando prima alle coppie la possibilità di avere i figli che desiderano. Poi, dopo, possiamo dire che avere tanti figli, magari anche diversi, è fonte certa di gioia. Farlo prima che ci siano le condizioni è tanto retorico quanto inutile

Immagine: Todo el mundo es igual. Autore Peppapig47

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