Cellulari in classe? Un’ottima idea.di Giovanni Ziccardi

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Sono convinto, da tempo, che il permettere agli studenti di tenere il cellulare in classe sia un’ottima idea. Ottima. 
Ma questa idea deve basarsi su alcuni presupposti secondo me essenziali.
Il primo è che il cellulare dello studente in classe non deve diventare lo strumento dell’ossessione del controllo costante dei genitori. Già bastano i gruppi WhatsApp delle mamme. Il cellulare del ragazzo in orario di lezione non deve essere strumento di comunicazione con i genitori, ma strumento didattico usato SOLO per quello.
Il secondo è che per ogni minuto/ora che lo studente tiene il cellulare acceso, deve avere un insegnante che gli/le dice che cosa fare di costruttivo con quel telefono. Cellulare in classe non deve voler dire cellulare acceso in classe e lasciato lì. Occorre una guida costante che ne focalizzi l’utilizzo.
Il terzo è che capiterà sicuramente che qualcuno utilizzerà il cellulare per messaggiare, per cercare di riprendere le gambe della prof o per atti di bullismo. Ma ci sarà anche qualche studente che capirà che con quell’oggettino che ha in mano potrà costruire il suo futuro. E portare avanti quella rivoluzione digitale che anche noi abbiamo iniziato con le console per i videogiochi, e tutti ci dicevano che stavamo perdendo del tempo.
Il quarto è un principio di giustizia. Agli insegnanti non è vietato tenere il cellulare in classe. E quanti ragazzini, nelle scuole, mi parlano dei loro insegnanti che messaggiano mentre fanno lezione.
Il quinto è che definire telefono un apparecchio moderno è surreale. In quel telefono hanno uno strumento di cultura, una biblioteca enorme, un laboratorio audio video, uno sfogo incredibile per la loro creatività, un megafono per le loro idee, uno strumento per superare confini, discriminazioni, per tenere sempre sotto controllo ciò che viene detto e insegnato.
E se in una classe di 20 in 19 useranno il telefono come lo vedono fare ai genitori in casa, o agli insegnanti, o ai politici, beh ci sarà sempre uno che in quel telefono vedrà un strumento di rivoluzione. Per cambiare il mondo.
E io voglio che quel ragazzino sia in grado di fare la rivoluzione.

Chi è l’autore

Giovanni Ziccardi (Castelfranco Emilia, 1969) è professore di Informatica Giuridica presso l’Università degli Studi di Milano, dove ha fondato anche un Corso di Perfezionamento in Investigazioni Digitali e Data Protection e uno in Informatica Giuridica, Insegna criminalità informatica al Master in diritto delle nuove tecnologie dell’Università degli studi di Bologna.

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