Bullismo, l’incubo di noi genitori

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DI FAMIGLIAPUNTOZERO                                               Non ha potuto fare altro che prendere i suoi tre bimbi e, da un giorno all’altro, cambiare loro scuola. D’altronde suo figlio più grande era da tempo oggetto di pesanti attacchi di vari ragazzini. E, purtroppo, la scuola non aveva capito, domandando invece con insistenza ai genitori di far vedere il bambino da uno psicologo. Oggi Teresa L. è una mamma veramente a pezzi. Aveva scelto quella scuola particolare con cura, da anni prendeva parte a tutte le attività, ed era molto contenta che i suoi figli andassero lì. Ma purtroppo la sua scelta è stata obbligata: spostare il primo insieme ai fratelli, per «non passare le lunghe ore della scuola con l’angoscia di ciò che sarebbe potuto, ancora accadere, lì dentro», come ci ha raccontato davanti a un thé. Oggi si chiama bullismo ed è l’incubo di tutti i genitori. Il problema è diventato enorme, virale, anche se probabilmente le vessazioni di ragazzini sui ragazzini sono sempre accadute, solo che oggi ce ne accorgiamo di più e le nostre antenne sono dritte per cercare di captare ogni possibile sintomo. Di sicuro, poi, tendiamo ad essere iperprotettivi verso i nostri bambini, e la sola idea che qualcuno possa perseguitare il nostro, colpirlo, deriderlo ci atterrisce, pur magari avendolo vissuto noi da piccoli. Il bullismo è un  problema reale, anche se è probabile che i nostri figli siano diventati più bulli proprio grazie all’assenza di autorevolezza, di regole e relative punizioni, di limiti stringenti. Il bullo è un ragazzino che nessuno ha saputo educare, e non c’entra che la famiglia sia povera o ricca.

La questione, però, è davvero complessa. Primo, perché i bambini, quasi nessuno escluso, tendono a dire bugie. In soldoni, questo significa che è difficile appurare se quello che dicono sia vero, se quando raccontano di essere stati picchiati ciò corrisponda alla realtà (probabilmente l’altro bambino dice la stessa cosa ai genitori). Bisogna che ci siano dei sintomi evidenti che confermino ciò che dice il bambino: il tono di voce, il pianto, il tremore, la paura, il rifiuto di andare a scuola, la pipì nel letto che ritorna, ed altri aspetti simili. Inoltre le dinamiche tra bambini sono difficili da osservare in maniera precisa. In genere, infatti, le guerre e i conflitti si manifestano nel momento in cui i bambini sono meno osservati: in un angolo del cortile, nell’attimo in cui la maestra non vede. Ricostruire la verità, dopo, è complicato.

Purtroppo non sempre le scuole aiutano. La maggior parte non ha nessuno strumento per affrontare questo problema. Sappiamo che alcune stanno facendo partire dei progetti sperimentali per cercare di arginare il fenomeno. Così i genitori si trovano di fronte a presidi ciechi o, peggio, persino sospettosi, a dirigenti poco collaborativi, a insegnanti confuse. E devono fare tutto da loro, soprattutto – cosa difficilissima – decidere cosa fare. Cioè eventualmente scegliere, con tutto il dolore che ne consegue – di cambiare scuola, oggi l’unico rimedio drastico di fronte a un figlio che esprime un disagio davvero grande. Ma così la sconfitta è di tutti, di quella scuola, di tutte le altre e della società intera.

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