L’adulterio visto dagli occhi dei bambinidi Elisabetta Ambrosi

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-“Immaginate un po’ se a colazione, pranzo e cena vi dessero da mangiare sempre e soltanto manghi. Il mango potrebbe essere anche il vostro cibo preferito, ma dopo quindici anni sareste stufe marce, no? (..) Riuscite a capire che razza di autodisciplina occorre dopo quindici anni di matrimonio?”-

“No”, risponde Mercedes, Io non sono mai stata sposata. Ho sette anni”.

Il surreale scambio tra Henry, marito di Caroline, e una delle sue figlie apre comico e insieme drammatico libro della scrittrice australiana Toni Jordan, Questo minuscolo, inutile cuore, edito da Marsilio. Tutto si svolge all’interno della casa di Caroline, moglie di Henry, che a breve scompare di scena per seguire l’amore verso la giovanissima insegnante di sua figlia, a sua volta seguito dalla stessa Caroline che prenderà un aereo per andare a riacciuffarlo nella sua lussuosa stanza d’albergo e riportarlo, invano, a casa. In questa villetta periferica vicino Melbourne, dove finiscono per convergere, a turno, parenti e vicini di casa, si consumano uno dopo l’altro – con continui colpi di scena che fanno di questo libro una perfetta sceneggiatura per una pièce o un film – adulteri e scambi di partner.

I dialoghi sono esilaranti, il libro è una commedia che rallegra le sere più cupe, ma i temi squadernati dall’autrice sono seri, e uno di questi è quello del comportamento degli adulti di fronte figli, e in particolare del tradimento e dell’adulterio consumato davanti agli occhi delle bambine. Bambine che rispondono ad ogni accadimento con il consueto mix infantile di ingenuità e arguzia, poesia e intelligenza, ma che certo non riescono ad essere protette da cose troppo grandi come si dovrebbe.

C’è solo un personaggio, Janice, la zia, chiamata a prendersi cura delle piccole per il weekend in cui si svolge la trama, che sembra rappresentare il modello dell’amore romantico, e al tempo stesso quello di un amore in grado di mettere la protezione dell’infanzia al primo posto. Paradossale, ma di sicuro voluto, è il fatto che Janice non possa avere figli, e invece dimostra il più spiccato senso materno di tutta la scompaginata combriccola.

Ecco che così, dal caos di adulti infantili e litigiosi, oltre che adulteri,  emerge anche, in controluce, la possibilità di un amore che duri nonostante tutto – quello di Janice e del suo ex marito, che di fatto non hanno mai smesso di amarsi – e che sa come prendersi cura dei piccoli pur senza aver sperimentato paternità e maternità. Tutto questo, ripeto, senza giudizi moralistici: se una critica di questa veramente talentuosa scrittrice c’è non è diretta tanto all’adulterio ma al modo puerile in cui è vissuto e non nascosto da questi adulti- non adulti. Perché Henry ha ragione, la monogamia può essere insopportabile, ma l’importante non è dire “non ce la faccio più a mangiare manghi”, ma fare le proprie scelte con stile, amore, tenerezza, e soprattutto tatto estremo verso i propri figli.

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